A l’ICOM, acronimo di International Council Of Museums, un’istituzione

A COSA SERVE UN MUSEO

I primi musei nella storia umana

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La parola museo
viene dal greco museion, che significa “luogo sacro alle
Muse”. Le Muse erano le nove figlie di Zeus, dio della sapienza e
di Mnemosine, dea della memoria.

Il primo museo della storia
dell’umanità fu costruito ad Alessandria d’Egitto da Tolomeo I, fra
il IV e il III secolo A.C., in piena età ellenistica. Per circa
sette secoli fu, insieme alla biblioteca fondata da Alessandro Magno,
il punto di riferimento del sapere nel bacino del Mediterraneo.

Artisti, matematici e medici ricevevano
ospitalità all’interno del museo per discutere, compiere ricerche e
insegnare. Bisogna arrivare all’epoca del Rinascimento per ritrovare
spazi simili a quello voluto dai Tolomei in Egitto; si trattava però
di luoghi privati voluti da persone facoltose che riservavano
l’accesso esclusivamente ai collezionisti e alla loro preziosa opera
di cura degli oggetti conservati. La funzione di questi luoghi era di
preservare la memoria storica e culturale ma anche di stupire i rari
visitatori che vi avevano accesso.

Si deve a Papa Sisto IV, nel 1471, il
primo passo verso la moderna concezione di museo. Il pontefice donò
al popolo di Roma una serie di statue di bronzo dal grande valore
simbolico; esse costituirono il primo nucleo dei Musei Capitolini.

Nel 1734 Clemente XII aprì i Musei Capitolini al pubblico: nasceva
così il primo vero museo moderno della storia dell’uomo.

Che cos’è un museo?

In relazione all’importanza del legame
che intercorre tra il museo e il pubblico, l’ICOM, acronimo di
International Council Of Museums, un’istituzione che ha come scopo la
tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale dell’umanità
attraverso i musei, ne ha per la prima volta definito il concetto: il
museo è un’istituzione permanente, senza fini di lucro, al servizio
della società, aperta al pubblico, la cui funzione è quella di
compiere ricerche sulle testimonianze dell’umanità e quindi
acquisirle, conservarle, comunicarle ed esporle a fini accademici,
educativi e di diletto.

Attraverso questa definizione si
comprende come il il concetto moderno di museo sia nato con Clemente
XII, il quale decise di aprire l’esposizione al pubblico.

Dunque un museo moderno si occupa di
beni culturali materiali e immateriali. Al vertice dell’istituzione
c’è il direttore. E’
il responsabile generale del museo, attraverso attività di
organizzazione e promozione dello stesso. Ma egli è anche
l’interprete della missione e dell’identità dell’istituzione che
dirige.

Nell’ambito
della ricerca, della cura e della gestione dei beni culturali il
museo si avvale della collaborazione di diverse professionalità:

il
conservatore si occupa della conservazione e della valorizzazione
dei beni culturali conservati; sceglie sia la loro modalità di
esposizione sia la scelta dei beni da acquisire;

il
curatore si occupa di tutte le esposizioni di carattere temporaneo;

i
catalogatori hanno il compito di catalogare i beni e di compilare le
schede e i cataloghi;

il
registratore gestisce le attività del prestito, nel caso di mostre
temporanee, di opere provenienti o dirette ad altri musei;
il
restauratore si occupa della manutenzione dei beni, verificando
eventuali segnali di degrado e predisponendone il restauro.

Tipi
di museo

Gli
esseri umani lasciano tracce della loro esistenza, l’insieme di
queste tracce rappresenta la cultura umana. Come si è detto in
precedenza, la funzione dei musei è quella di ricercare tali
testimonianze, definite beni culturali materiali e immateriali,
raccoglierle, conservarle, catalogarle e divulgarle. Nella maggior
parte dei casi ogni museo opera in un settore dell’attività umana.

Ne nasce una suddivisione che ne definisce gli ambiti.

I
musei d’arte, per esempio, si occupano di tutta l’arte prodotta
dall’uomo, antica, moderna e contemporanea, ma possono focalizzarsi
su un artista o su un movimento artistico particolare. I musei
possono concentrare la propria attività su specifici settori: le
pinacoteche espongono opere pittoriche, ma possono esserci musei
dedicati alla scultura, al design, al cinema e molti altri ancora. I
musei storici dedicano la loro attività alla storia del territorio
che li ospita, oppure a determinati periodi storici. I musei
archeologici si occupano dei reperti antichi, i musei antropologici
ed etnografici mettono al centro della loro attenzione le civiltà
umane, i musei di storia naturale ricostruiscono gli ambienti della
natura e collezionano animali, piante e minerali mentre i musei di
scienza e tecnologia documentano il progresso umano in ambito
scientifico.

L’ecomuseo,
invece, merita una classificazione specifica. Ha un collegamento
molto stretto con un determinato ambiente. Il primo obiettivo
dell’ecomuseo è la tutela di un particolare territorio che sia
caratterizzato dalla presenza di beni di valore artistico, storico o
naturale. Il secondo obiettivo è di far conoscere al pubblico il
patrimonio di quel territorio per far sì che la comunità riscopra
la propria identità legata ad esso.

Il
dibattito contemporaneo: a cosa serve il museo oggi?

Il dibattito contemporaneo sembra
essere incentrato oggi sulla funzione del museo, anche in relazione
all’arte contemporanea e alla sua evoluzione. Una delle istanze più
discusse è quale sia il rapporto tra il pubblico e il bene culturale
che viene mostrato. Nonostante il museo sia oggi un luogo frequentato
assiduamente, ci si interroga sulla reale comprensione da parte del
pubblico, dell’opera d’arte o del bene appartenente a una cultura
oppure ad un’epoca completamente sconosciuta allo stesso osservatore.

Ci si chiede quale ruolo debba svolgere oggi il direttore di un museo
e quale debba essere il criterio che tale istituzione dovrebbe
adottare nella scelta degli oggetti cultuali da presentare al
pubblico, affinché si instauri realmente un legame emotivo ed
intellettuale tra il bene e l’osservatore.

Una delle critiche mosse alle scelta
dei direttori di quali beni culturali mostrare al pubblico, è
relativa al ritorno economico, che oggi sembrerebbe essere il
principale obiettivo di tali istituzioni, a discapito dell’utilità
sociale. In questo contesto si pone anche la critica all’eccessiva
mobilità degli stessi beni, da un’istituzione museale ad altre,
senza riguardo a fragilità e deperibilità del bene stesso, in virtù
di un ritorno economico. Anche la scelta di organizzare eventi
culturali che hanno come unico valore un ritorno d’immagine per
l’istituzione, ma che di fatto sono privi di ogni utilità per il
visitatore, spesso sottrae risorse alle attività di ricerca; come
abbiamo visto tali attività dovrebbero rappresentare la funzione
principale delle istituzioni museali. Il dibattito odierno potrebbe
essere allargato alla funzione che dovrebbero avere i canali
attraverso cui si veicola la cultura, e se la cultura debba essere
gestita come un bene collettivo piuttosto che come un prodotto.

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